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Nuovo approccio contro le infezioni nella fibrosi cistica

Le infezioni polmonari croniche continuano a rappresentare una delle principali sfide per le persone con fibrosi cistica (FC). Un gruppo di ricerca dell’Università di Ginevra (UNIGE) ha ora individuato un meccanismo che potrebbe contribuire a spiegare perché i batteri riescono ad aderire più facilmente alle vie respiratorie nella fibrosi cistica. I risultati aprono la strada a un possibile approccio terapeutico complementare.

Al centro dello studio vi è la connessina 43 (Cx43), una proteina coinvolta nella comunicazione tra le cellule. Nelle vie respiratorie, la Cx43 è normalmente attiva soprattutto durante i processi di rigenerazione cellulare. Nella fibrosi cistica, tuttavia, la sua attività rimane anormalmente elevata. Utilizzando modelli 3D di cellule provenienti da polmoni umani, il gruppo di ricerca ha dimostrato che questa attività prolungata altera la comunicazione e l’orientamento delle cellule e compromette progressivamente l’organizzazione dell’epitelio delle vie respiratorie. In questo modo si formano sulla superficie delle cellule delle zone anomale di adesione che fungono da veri e propri «punti di ancoraggio» per i batteri, facilitandone l’adesione e favorendo così le infezioni respiratorie.

Peptidi mimetici per ridurre l’adesione batterica

Bloccando l’attività della connessina 43 nei modelli 3D, i ricercatori sono riusciti a ripristinare l’orientamento e l’organizzazione spaziale delle cellule e a impedire la formazione di questi punti di ancoraggio. A questo scopo sono stati utilizzati peptidi mimetici, brevi molecole sintetiche già studiate in altri ambiti medici. Nei modelli sperimentali, questi peptidi hanno ridotto nettamente la capacità dei batteri di colonizzare le cellule delle vie respiratorie. I risultati suggeriscono quindi un possibile nuovo approccio: anziché agire direttamente sui batteri, si potrebbe intervenire sui meccanismi cellulari che ne facilitano l’adesione alle vie respiratorie.

Un possibile approccio complementare

I risultati non rappresentano ancora una nuova terapia disponibile per le persone con FC. Mostrano tuttavia che intervenire sui meccanismi alla base della disfunzione dell’epitelio respiratorio potrebbe in futuro contribuire a rafforzare le difese polmonari e a ridurre il rischio di infezioni croniche.

Lo studio è stato condotto dal gruppo del Prof. Marc Chanson dell’Università di Ginevra. Mehdi Badaoui è il primo autore della pubblicazione. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Communications Biology.

Un trattamento con peptidi mimetici ha permesso di ridurre il numero di batteri presenti sulla superficie delle vie respiratorie (in rosso) in un modello di fibrosi cistica.

Questo progetto di ricerca è stato realizzato anche grazie al sostegno finanziario di Fibrosi Cistica Svizzera (FCS). Attraverso il finanziamento di progetti di ricerca, FCS contribuisce a far progredire le conoscenze sulla fibrosi cistica e a promuovere lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici.